venerdì 9 febbraio 2007
Ribolla Anfora 2001 Gravner
Oro antico dai vitali riflessi ambrati. Al naso è una continua scoperta di profumi ancestrali ormai dimenticati: camomilla romana, confettura di sorbe, agrumi canditi e miele di castagno su di uno sfondo soffuso di cera d’api e d’incenso. Sembra quasi di aver aperto uno di quei cassetti “proibiti” della credenza della casa di campagna della nonna. In bocca emoziona, sorso dopo sorso, per l’imprevedibile ed originale progressione organolettica. Un vino che divide e fa discutere: l’archetipo del vino da Simposio…Chapeau!
Franciacorta Cabochon Rosè Brut 2001 Monte Rossa
Candido rosa tendente al corallo pelle d’angelo. Fluente e fine il perlage che con costanza risale lentamente verso la sommità del bicchiere. Naso accogliente, da millésime transalpino, che attrae con la sua sottile eleganza: note di mela cotogna, pan grillè e nocciola tostata accompagnate da lievi soffi minerali. Gradevole al palato anche se poi si smarrisce un po’ e delude le attese soprattutto in termini di profondità. Da riprovare
giovedì 1 febbraio 2007
Casa del Nonno 13
1/2/07 pranzo al Casa del Nonno 13 – Sant'Eustacchio – Mercato San Severino (SA)Michela non è andata a lavorare, la convinco a venire in Tribunale con me e poi magari spilucchiamo qualcosa in giro…..proposta accettata senza riserve.
Dopo le cause breve confronto sulla scelta del locale ed invito a raggiungerci ad un noto maccheronico salernitano, il quale però declina affranto l'offerta.
Alle 13.00 siamo i primi ad arrivare e ci accomodiamo nella bella sala in cantina allo stesso posto della prima volta. Il menù ci viene elencato a voce dalla gentile signorina in sala, ma la sensazione è che qualche portata sia stata dimenticata. Ascoltato l'elenco io e Michela ci guardiamo un po' perplessi, comunque provvediamo ad ordinare la solita scaletta (antipasto, primo secondo e dessert).
Una volta allontanatasi la ragazza Michela mi dice: è sceso di livello, ricordavo delle pietanze più elaborate, oggi invece, paccheri al filetto di San Marzano, Genovese…. Bah.> Giunge il nuovo sommelier il quale mi enuncia i vini che servono a bicchiere, ne assaggio uno ma non mi convince, passo quindi a quello che tra i vini serviti a bicchiere dovrebbe essere il più interessante ma anche qui una delusione, lascio perdere e me lo tengo. Nel frattempo si avvicina Gaetano (il patron in sala) il quale dopo i convenevoli di rito ci propone di assaggiare delle alici di Cetara dissalate al momento e servite con olio di De Concilis e burro di bufala di produzione propria. Siamo così presi dalla ricercatezza e dalle novità che a volte dimentichiamo come può essere buona un cosa semplice, se poi questa cosa semplice è fatta di prodotti straordinari allora…. altro che Ferran Adrià. Bé avrete capito che le alici erano eccellenti. Giunge in tavolo anche il benvenuto: un timballetto di maccheroni su una passatina di pomodoro San Marzano, molto buono. Arrivano, quindi, la crema di sedano con sfogliatella ripiena di baccalà (una goduria) ed il carciofo ripieno su ragout di finocchi allo zenzero (una prelibatezza) .Nell'attesa del primo Gaetano ci fa visitare la bellissima stanza di affinamento ed il pensiero corre nuovamente a Totò quando, in miseria e nobiltà, a casa del ricco, diceva che aveva trovato il suo posto: in cucina; ugualmente anch'io avevo trovato il mio posto: nella stanza di affinamento, insieme a formaggi e salumi, alici e confetture, delizie prodotti rari che qui divengono unici.
I tagliolini al tartufo di Michela sono decisamente gustosi anche perché sono serviti su una fonduta di podolico che ne esalta il gusto. I miei paccheri ripieni di cianfotta e mozzarella su salsa di San Marzano mi fanno tornare a mente le cianfotte mangiate nella mia infanzia trascorsa in Irpina. Bravo chef (scuola Beck), ad aver riscoperto e rielaborato questa antica preparazione.
Quando giungono i secondi il giovane sommelier si avvicina e con rara sensibilità mi dice di essersi accorto che anche il secondo vino non mi aveva convinto e che me lo voleva sostituire con un calice di Cecubo di Villa Matilde, certamente più adatto alle portate di carne. Apprezzo la sensibilità (ed anche il fatto che non troverò nel conto il vino umbro) ed accetto di buon grado. Veramente buono lo stracotto di guanciale di manzo ll'aglianico su polenta punteggiata di verdurine così come ugualmente gustoso si rivelerà lo stinco di maiale cotto alla mela annurca con verdurine (la versione originale prevedeva la verza ma Michela se l'è fatta sostituire).
Piccola disputa formaggesca tra Michela e Gaetano, il quale raccoglie la sfida ed apre uno straordinario caciocavallo salentino acquistato con appena venti giorni ed affinato nella grotta delle meraviglie.
Lo sguardo di gratitudine per Gaetano non mi è piaciuto!!
Ad accompagnare il predetto caciocavallo giungono anche due gorgonzola di differente stagionatura, un pecorino di Pienza ed un pecorino sardo erborinato, tutti uno più buono dell'altro.Concludiamo la nostra bella carellata con una spuma di ricotta con cuore di cannella su salsa di arancia. Molto buona, unica pecca: il disco di pasta fillo presente nel piatto era stato passato nello zucchero a velo e fritto nello strutto, l'effetto strutto non mi ha convinto. E questa è stata l'unica pecca di un ottimo pranzo.Chiudo con un potente Ron agricolo di 15 anni.
Prima di andare via Gaetano ci omaggia di uno spicchio di quell'ottimo caciocavallo, per la serie: la classe non è acqua.
La morale: non sempre un menù innovativo e ricercato è certezza di un buon pranzo; non sempre un menù con piatti tradizionali si rivela un pranzo privo di emozioni.Conto € 110,00 in due.
Ser Giuseppetto
Dopo le cause breve confronto sulla scelta del locale ed invito a raggiungerci ad un noto maccheronico salernitano, il quale però declina affranto l'offerta.
Alle 13.00 siamo i primi ad arrivare e ci accomodiamo nella bella sala in cantina allo stesso posto della prima volta. Il menù ci viene elencato a voce dalla gentile signorina in sala, ma la sensazione è che qualche portata sia stata dimenticata. Ascoltato l'elenco io e Michela ci guardiamo un po' perplessi, comunque provvediamo ad ordinare la solita scaletta (antipasto, primo secondo e dessert).
Una volta allontanatasi la ragazza Michela mi dice: è sceso di livello, ricordavo delle pietanze più elaborate, oggi invece, paccheri al filetto di San Marzano, Genovese…. Bah.> Giunge il nuovo sommelier il quale mi enuncia i vini che servono a bicchiere, ne assaggio uno ma non mi convince, passo quindi a quello che tra i vini serviti a bicchiere dovrebbe essere il più interessante ma anche qui una delusione, lascio perdere e me lo tengo. Nel frattempo si avvicina Gaetano (il patron in sala) il quale dopo i convenevoli di rito ci propone di assaggiare delle alici di Cetara dissalate al momento e servite con olio di De Concilis e burro di bufala di produzione propria. Siamo così presi dalla ricercatezza e dalle novità che a volte dimentichiamo come può essere buona un cosa semplice, se poi questa cosa semplice è fatta di prodotti straordinari allora…. altro che Ferran Adrià. Bé avrete capito che le alici erano eccellenti. Giunge in tavolo anche il benvenuto: un timballetto di maccheroni su una passatina di pomodoro San Marzano, molto buono. Arrivano, quindi, la crema di sedano con sfogliatella ripiena di baccalà (una goduria) ed il carciofo ripieno su ragout di finocchi allo zenzero (una prelibatezza) .Nell'attesa del primo Gaetano ci fa visitare la bellissima stanza di affinamento ed il pensiero corre nuovamente a Totò quando, in miseria e nobiltà, a casa del ricco, diceva che aveva trovato il suo posto: in cucina; ugualmente anch'io avevo trovato il mio posto: nella stanza di affinamento, insieme a formaggi e salumi, alici e confetture, delizie prodotti rari che qui divengono unici.
I tagliolini al tartufo di Michela sono decisamente gustosi anche perché sono serviti su una fonduta di podolico che ne esalta il gusto. I miei paccheri ripieni di cianfotta e mozzarella su salsa di San Marzano mi fanno tornare a mente le cianfotte mangiate nella mia infanzia trascorsa in Irpina. Bravo chef (scuola Beck), ad aver riscoperto e rielaborato questa antica preparazione.
Quando giungono i secondi il giovane sommelier si avvicina e con rara sensibilità mi dice di essersi accorto che anche il secondo vino non mi aveva convinto e che me lo voleva sostituire con un calice di Cecubo di Villa Matilde, certamente più adatto alle portate di carne. Apprezzo la sensibilità (ed anche il fatto che non troverò nel conto il vino umbro) ed accetto di buon grado. Veramente buono lo stracotto di guanciale di manzo ll'aglianico su polenta punteggiata di verdurine così come ugualmente gustoso si rivelerà lo stinco di maiale cotto alla mela annurca con verdurine (la versione originale prevedeva la verza ma Michela se l'è fatta sostituire).
Piccola disputa formaggesca tra Michela e Gaetano, il quale raccoglie la sfida ed apre uno straordinario caciocavallo salentino acquistato con appena venti giorni ed affinato nella grotta delle meraviglie.
Lo sguardo di gratitudine per Gaetano non mi è piaciuto!!
Ad accompagnare il predetto caciocavallo giungono anche due gorgonzola di differente stagionatura, un pecorino di Pienza ed un pecorino sardo erborinato, tutti uno più buono dell'altro.Concludiamo la nostra bella carellata con una spuma di ricotta con cuore di cannella su salsa di arancia. Molto buona, unica pecca: il disco di pasta fillo presente nel piatto era stato passato nello zucchero a velo e fritto nello strutto, l'effetto strutto non mi ha convinto. E questa è stata l'unica pecca di un ottimo pranzo.Chiudo con un potente Ron agricolo di 15 anni.
Prima di andare via Gaetano ci omaggia di uno spicchio di quell'ottimo caciocavallo, per la serie: la classe non è acqua.
La morale: non sempre un menù innovativo e ricercato è certezza di un buon pranzo; non sempre un menù con piatti tradizionali si rivela un pranzo privo di emozioni.Conto € 110,00 in due.
Ser Giuseppetto
lunedì 8 gennaio 2007
Osteria di Passignano (Fi)
8/1/07 pranzo all'Osteria di Passignano a Badia a Passignano (FI) Levataccia notturna per arrivare a Pisa alle 8,30 del mattino, in pratica ho guidato tutta la notte ma in compenso pioveva e c'era nebbia, che bel viaggio!!!
Alle 12.30 siamo (io e Mimmo) liberi, per cui ci avviamo verso Napoli. Avevo idea di fermarmi alla Tenda Rossa, ma con nostro disappunto scopriamo che è chiusa per ferie. Dopo una serie di tentativi riceviamo disponibilità da questo ristorante che però ci costa 20 Km dall'uscita di Firenze Certosa. Ci aspettiamo una trattoria e ci ritroviamo in uno splendido borgo toscano, circondato da viti e con un bel castello monumentale. Proprio sotto le mura del castello, in quelle che una volta erano le cantine di Antinori, c'è questo bel ristorante. Tovagliato di buon livello e posateria ricercata. Cucina di terra improntata alla tradizione toscana con qualche rivisitazione e qualche tentativo ardito non sempre riuscito. Le verdure sono trattate in modo superlativo, veramente sapori straordinari esaltati da rapide cotture.
Decidiamo per due menù degustazione diversi.
Millefoglie di cialde di pane toscano con cavolo nero e cannellini su crema di faggioli all'uccelletto conditi con olio nuovo (molto, molto buono); Crema di zucca gialla con tortellini di formaggio di fossa e calamaretti bolliti (ottima l'accoppiata crema e tortellini, i calamaretti invece sono proprio degli intrusi che nulla possono contro il formaggio di fossa); mezzelune al rosmarino farcite di coniglio su salsa alla cacciatora (bella preparazione) ; maialino del "bosco del bruciato" al forno con piramide di castagnaccio e rapini saltati (buono ma da sconsigliare a chi non piace il dolce con il sapido); tortino di cioccolato amadei con sorpresa al lampone (buono ed originale la variante della salsa di lampone ma sto tortino di cioccolato lo si trova sempre ed ovunque). 2° menù: passatina tiepida di broccoli con polpo, patate ed olive taggiasche (ottime le verdure ma il polpo è sempre un problema); zuppetta di cavolo nero e verza con raviolini di cavolfiore (squisito, piatto veramente notevole); la lepre in due cotture (in pratica un panino integrale svuotato e riempito con bocconcini di lepre dolce e forte (buono) – scaloppe di lepre laccate al cioccolato e cardi saltati (ottimi i cardi, qualche perplessità per la lepre al cioccolato)
Naturalmente non può mancare un'ottima selezione di pecorini accompagnata da panforti senesi.Terminiamo con piccola selezione di chicche agli agrumi.
Il tutto annaffiato da un ottimo Chianti riserva: Le Boroncole 2003.Visto che mi aspettano quasi 500 Km di auto per arrivare a Napoli è meglio evitare il distillato.Conto € 152,00 in due.
Alle 12.30 siamo (io e Mimmo) liberi, per cui ci avviamo verso Napoli. Avevo idea di fermarmi alla Tenda Rossa, ma con nostro disappunto scopriamo che è chiusa per ferie. Dopo una serie di tentativi riceviamo disponibilità da questo ristorante che però ci costa 20 Km dall'uscita di Firenze Certosa. Ci aspettiamo una trattoria e ci ritroviamo in uno splendido borgo toscano, circondato da viti e con un bel castello monumentale. Proprio sotto le mura del castello, in quelle che una volta erano le cantine di Antinori, c'è questo bel ristorante. Tovagliato di buon livello e posateria ricercata. Cucina di terra improntata alla tradizione toscana con qualche rivisitazione e qualche tentativo ardito non sempre riuscito. Le verdure sono trattate in modo superlativo, veramente sapori straordinari esaltati da rapide cotture.
Decidiamo per due menù degustazione diversi.
Millefoglie di cialde di pane toscano con cavolo nero e cannellini su crema di faggioli all'uccelletto conditi con olio nuovo (molto, molto buono); Crema di zucca gialla con tortellini di formaggio di fossa e calamaretti bolliti (ottima l'accoppiata crema e tortellini, i calamaretti invece sono proprio degli intrusi che nulla possono contro il formaggio di fossa); mezzelune al rosmarino farcite di coniglio su salsa alla cacciatora (bella preparazione) ; maialino del "bosco del bruciato" al forno con piramide di castagnaccio e rapini saltati (buono ma da sconsigliare a chi non piace il dolce con il sapido); tortino di cioccolato amadei con sorpresa al lampone (buono ed originale la variante della salsa di lampone ma sto tortino di cioccolato lo si trova sempre ed ovunque). 2° menù: passatina tiepida di broccoli con polpo, patate ed olive taggiasche (ottime le verdure ma il polpo è sempre un problema); zuppetta di cavolo nero e verza con raviolini di cavolfiore (squisito, piatto veramente notevole); la lepre in due cotture (in pratica un panino integrale svuotato e riempito con bocconcini di lepre dolce e forte (buono) – scaloppe di lepre laccate al cioccolato e cardi saltati (ottimi i cardi, qualche perplessità per la lepre al cioccolato)
Naturalmente non può mancare un'ottima selezione di pecorini accompagnata da panforti senesi.Terminiamo con piccola selezione di chicche agli agrumi.
Il tutto annaffiato da un ottimo Chianti riserva: Le Boroncole 2003.Visto che mi aspettano quasi 500 Km di auto per arrivare a Napoli è meglio evitare il distillato.Conto € 152,00 in due.
giovedì 14 dicembre 2006
Locanda Battisti
14/12/06 pranzo alla Locanda Battisti (Via C. Battisti, 97 – Caserta – Tel 0823322757)Maurizio, ottimo direttore al Via Roma di Caserta, insieme al fratello, tenta l'avventura personale e rileva questo piccolo (circa 40 coperti) ristorante posto in una traversa all'inizio di Via Roma in Caserta. La sala è unica ed alle pareti sono in mostra alcune originali realizzazioni.
Siamo in tre ma l'incontro con Davide (nostro compagno d'avventura in terra Basca) completa il quartetto. Una millefoglie di melanzane e baccalà (preparazione molto interessante) prima e un tris di pesce affumicato (tonno, pescespada e salmone) sono i nostri gustosi antipasti. Poiché bisogna ritornare a lavoro decidiamo di mantenerci leggeri, quindi Davide e Mimmo passano direttamente ad una frittura di paranza (dall'aspetto decisamente appetitoso) mentre io e Michela decidiamo per i primi: Linguine all'astice per lei (ottimi, abbondanti e con uno squisito mezzo astice a margine del piatto), fettuccine scampi e carciofi per me (buoni ma il primo di Miky è un'altra cosa). Giusto per accompagnare la colazione pomeridiana ci permettiamo una umile falanghina della Cantina Taburno, vino corretto e sempre piacevole. Uno sguardo d'intesa ed io e la mia dolce metà ci dividiamo anche una bella frittura di ottimi gamberoni. Al dessert nessuno rinuncia e quindi eccoci alle prese con un'ottima crema di ricotta con salsa ai fichi d'india. I nostri compagni d'avventura hanno fretta di rientrare al lavoro e quindi per il caffè(Michela) e l'ottimo Rum agricolo restiamo soli a scambiarci languidi sguardi.
Conto € 115,00 (letto bene: centoquindici tutti e quattro).
Giusto per avere conferma siamo ritornati da soli io e Michela l'11/1/07, stesso livello e conto € 51, 30 (in due con due menù completi).
Maurizio mi confessa che in realtà a pranzo le cose sono più semplici e veloci per via della clientela di lavoro ma la sera i piatti sono un po' più ricercati (e probabilmente anche un po' più cari…. Quando lo scoprirò ve lo farò sapere).
Peppe Minniti
Siamo in tre ma l'incontro con Davide (nostro compagno d'avventura in terra Basca) completa il quartetto. Una millefoglie di melanzane e baccalà (preparazione molto interessante) prima e un tris di pesce affumicato (tonno, pescespada e salmone) sono i nostri gustosi antipasti. Poiché bisogna ritornare a lavoro decidiamo di mantenerci leggeri, quindi Davide e Mimmo passano direttamente ad una frittura di paranza (dall'aspetto decisamente appetitoso) mentre io e Michela decidiamo per i primi: Linguine all'astice per lei (ottimi, abbondanti e con uno squisito mezzo astice a margine del piatto), fettuccine scampi e carciofi per me (buoni ma il primo di Miky è un'altra cosa). Giusto per accompagnare la colazione pomeridiana ci permettiamo una umile falanghina della Cantina Taburno, vino corretto e sempre piacevole. Uno sguardo d'intesa ed io e la mia dolce metà ci dividiamo anche una bella frittura di ottimi gamberoni. Al dessert nessuno rinuncia e quindi eccoci alle prese con un'ottima crema di ricotta con salsa ai fichi d'india. I nostri compagni d'avventura hanno fretta di rientrare al lavoro e quindi per il caffè(Michela) e l'ottimo Rum agricolo restiamo soli a scambiarci languidi sguardi.
Conto € 115,00 (letto bene: centoquindici tutti e quattro).
Giusto per avere conferma siamo ritornati da soli io e Michela l'11/1/07, stesso livello e conto € 51, 30 (in due con due menù completi).
Maurizio mi confessa che in realtà a pranzo le cose sono più semplici e veloci per via della clientela di lavoro ma la sera i piatti sono un po' più ricercati (e probabilmente anche un po' più cari…. Quando lo scoprirò ve lo farò sapere).
Peppe Minniti
sabato 2 dicembre 2006
taverna estia
2/12/06 Cena da Taverna Estia a Brusciano.
E' un po' che manco da questo posto a me caro, una cena di "lavoro" con altri cinque avvocati mi sembra l'occasione giusta. L'ambiente è diventato ulteriormente ricercato: nuovo tovagliato, bicchieri e posate di qualità, coprisedie…. l'impatto è molto piacevole. L'ottimo Mario ci accoglie con la sua proverbiale ospitalità ed una flut di benvenuto di bollicine campane (De Concilis). Decidiamo di scegliere tutti il menù degustazione di mare con una variazione, l'inserimento di tartufo e tartufo che tanto entusiasmo suscitò nel nostro imperatore in occasione di "collezioni gastronomiche".
L'avvio è di quelli da ricordare: tartarre di tonno con uovo di quaglia e aglio napoletano, spuma di cipolle con sale affumicato, straordinario incrocio di sapori e consistenze, piatto regale, ed è solo il piatto di "benvenuto" fuori carta.
Per il vino ci affidiamo ad un'etichetta storica che non tradisce: Colli di Lapio di Clelia Romano, Fiano profumato, persistente e di grande piacevolezza (a voler essere fiscali un tantino sotto tono il 2005, ma sempre grande). Ma è il momento di tartufo e tartufo, il tartufo di mare si unisce con il tartufo bianco su una crema a base di vino e panna, il risultato è un amplesso amoroso di rara riuscita. Altro fuori programma (piatto in fase di sperimentazione che nella sua versione definitiva sarà inserito nel menù 2007, me lo propongono in anteprima, sono commosso!!): gallinella di mare su vellutata di fagioli con spinaci saltati al curry con ristretto di astice e chips di zucca disidratata, uaaaaahhhh!! !! Per me la versione sperimentale è già un successo, delicato, sapido, croccante, morbido, gustoso ma, soprattutto, piatto equilibratissimo dai sapori ben delineati. A questo punto mi dico: figuriamoci la versione definitiva!! ! Anche il primo è un piatto assolutamente fuori dal comune: cannoncini di pasta aromatizzata alle alici con ricotta di fuscella su riduzione di sedano, vongole, lumache di mare e raviolini alla barbabietola, una sinfonia!!! E come diceva Totò: ho detto tutto!!!> Il secondo è il piatto più "avventuroso" nel senso che l'accostamento lascerà perplessa più di una persona: filetti di rombo chiodato con panatura di polvere di liquerizia e di agrumi su sala di carote, arancia e latte tiepido cagliato, confesso che qualche perplessità l'ho condivisa, piatto estremo, non facile, con leggera predominanza della nota di liquerizia, ma di grande tecnica.
La squisita crema di pere al calvados, salsa di cioccolato e spuma di mandorle con cialda di mandorle, ci annuncia che sta per giungere il dessert: tortino di cioccolato guanaia 70% su salsa di rum e datteri con crema gelato al latte e croccante di mandorle, delizioso!!! A seguire la piccola pasticceria: bastoncino di cioccolato alla banana, cono pasta sigaretta con crema al limone (straordianrio) bom bom con cuore di cioccolato bianco al 100%. E per finire Rum nicaguarense della selezione di Silvio Samaroli. Tutti i piatti avevano delle presentazioni ricercatissime.
A mio avviso, il lungo percorso iniziato dagli Sposito circa 8 anni fa li ha portati oramai nell'olimpo dei ristoranti campani.
Conto adeguato alla qualità ed al livello della cena (100 euro a testa).
Il 26/1/07 ritorno a taverna Estia (pranzo) in compagnia di due chef, ancora un successo, conto 70 euro a testa (questa volta niente tartufo bianco).
E' un po' che manco da questo posto a me caro, una cena di "lavoro" con altri cinque avvocati mi sembra l'occasione giusta. L'ambiente è diventato ulteriormente ricercato: nuovo tovagliato, bicchieri e posate di qualità, coprisedie…. l'impatto è molto piacevole. L'ottimo Mario ci accoglie con la sua proverbiale ospitalità ed una flut di benvenuto di bollicine campane (De Concilis). Decidiamo di scegliere tutti il menù degustazione di mare con una variazione, l'inserimento di tartufo e tartufo che tanto entusiasmo suscitò nel nostro imperatore in occasione di "collezioni gastronomiche".
L'avvio è di quelli da ricordare: tartarre di tonno con uovo di quaglia e aglio napoletano, spuma di cipolle con sale affumicato, straordinario incrocio di sapori e consistenze, piatto regale, ed è solo il piatto di "benvenuto" fuori carta.
Per il vino ci affidiamo ad un'etichetta storica che non tradisce: Colli di Lapio di Clelia Romano, Fiano profumato, persistente e di grande piacevolezza (a voler essere fiscali un tantino sotto tono il 2005, ma sempre grande). Ma è il momento di tartufo e tartufo, il tartufo di mare si unisce con il tartufo bianco su una crema a base di vino e panna, il risultato è un amplesso amoroso di rara riuscita. Altro fuori programma (piatto in fase di sperimentazione che nella sua versione definitiva sarà inserito nel menù 2007, me lo propongono in anteprima, sono commosso!!): gallinella di mare su vellutata di fagioli con spinaci saltati al curry con ristretto di astice e chips di zucca disidratata, uaaaaahhhh!! !! Per me la versione sperimentale è già un successo, delicato, sapido, croccante, morbido, gustoso ma, soprattutto, piatto equilibratissimo dai sapori ben delineati. A questo punto mi dico: figuriamoci la versione definitiva!! ! Anche il primo è un piatto assolutamente fuori dal comune: cannoncini di pasta aromatizzata alle alici con ricotta di fuscella su riduzione di sedano, vongole, lumache di mare e raviolini alla barbabietola, una sinfonia!!! E come diceva Totò: ho detto tutto!!!> Il secondo è il piatto più "avventuroso" nel senso che l'accostamento lascerà perplessa più di una persona: filetti di rombo chiodato con panatura di polvere di liquerizia e di agrumi su sala di carote, arancia e latte tiepido cagliato, confesso che qualche perplessità l'ho condivisa, piatto estremo, non facile, con leggera predominanza della nota di liquerizia, ma di grande tecnica.
La squisita crema di pere al calvados, salsa di cioccolato e spuma di mandorle con cialda di mandorle, ci annuncia che sta per giungere il dessert: tortino di cioccolato guanaia 70% su salsa di rum e datteri con crema gelato al latte e croccante di mandorle, delizioso!!! A seguire la piccola pasticceria: bastoncino di cioccolato alla banana, cono pasta sigaretta con crema al limone (straordianrio) bom bom con cuore di cioccolato bianco al 100%. E per finire Rum nicaguarense della selezione di Silvio Samaroli. Tutti i piatti avevano delle presentazioni ricercatissime.
A mio avviso, il lungo percorso iniziato dagli Sposito circa 8 anni fa li ha portati oramai nell'olimpo dei ristoranti campani.
Conto adeguato alla qualità ed al livello della cena (100 euro a testa).
Il 26/1/07 ritorno a taverna Estia (pranzo) in compagnia di due chef, ancora un successo, conto 70 euro a testa (questa volta niente tartufo bianco).
giovedì 23 novembre 2006
prosit
23/11/06 – pranzo da Prosit a Marcianise.
Ho causa a Guardia Sanframondi, ridente (cosa avrà da ridere poi, boh?) paesino della provincia beneventana. Chiedo a Michela di accompagnarmi e dopo l'udienza gironzoliamo per i paesini della zona. Dopo ampio e costruttivo confronto decidiamo di pranzare da Prosit a Marcianise, da dove manchiamo da molto, troppo, tempo. Peppone ci accoglie con grande affetto e poiché la sala non è affollata ci coccola alquanto. Ma veniamo al sodo: Flan di rape rosse su emulsione di dragoncello con cialda di parmigiano è un'ottimo avvio (unico rilievo il flan dovrebbe contenere qualche nota croccante di contrasto); il petto di quaglia su pane croccante al pomodoro su infusione di finocchio, scelto dalla mia dolce metà, è invece piatto decisamente più gustoso. Peppone ci suggerisce di assaggiare un vino cileno "equus carmemere" del 2004, dall'incredibile rapporto qualità prezzo (9 euro) che si rivelerà una felice scelta e che col passare del tempo migliorarerà decisamente (potere dell'ossigeno).
Continuiamo con strascinati con porcini, pomodoro fresco e finocchietto selvatico, i porcini non sono più al massimo oramai ma il piatto è gustoso ed originale. Originale in quanto a margine c'è una quenelle di pecorino che a seconda del gusto personale si può unire agli altri ingredienti.
Una delle cose che devo riconoscere in assoluto a questo locale è la varietà e la maestria nel trattare le carni. Anche questa volta tre piatti da leccarsi i baffi: ottimo maialino casertano in crosta di semi di sesamo, seguito da una superba fiorentina di Marchigiana e per finire un'insolita, ma gustosa, faraona farcita con fichi e foie gras. Tra vecchi ricordi (frequento questo locale da quando ero fidanzato ed il prossimo luglio festeggeremo 14 anni di matrimonio) e progetti per il futuro ci gustiamo delle sorbe con miele e semi di lavanda. Ma questo è solo il passaggio versi gli ottimi dessert: pera farcita di ricotta, cioccolato e bucce d'arancia candita su ristretto al marsala (slurp) e mango brulé.
Peppone decide lui per il distillato ed anche questa volta riesce a sorprendermi: grappa di barolo, Marolo (25 anni d'invecchiamento) , semplicemente sublime!!!
Il conto? Una sorpresa in positivo.
Ho causa a Guardia Sanframondi, ridente (cosa avrà da ridere poi, boh?) paesino della provincia beneventana. Chiedo a Michela di accompagnarmi e dopo l'udienza gironzoliamo per i paesini della zona. Dopo ampio e costruttivo confronto decidiamo di pranzare da Prosit a Marcianise, da dove manchiamo da molto, troppo, tempo. Peppone ci accoglie con grande affetto e poiché la sala non è affollata ci coccola alquanto. Ma veniamo al sodo: Flan di rape rosse su emulsione di dragoncello con cialda di parmigiano è un'ottimo avvio (unico rilievo il flan dovrebbe contenere qualche nota croccante di contrasto); il petto di quaglia su pane croccante al pomodoro su infusione di finocchio, scelto dalla mia dolce metà, è invece piatto decisamente più gustoso. Peppone ci suggerisce di assaggiare un vino cileno "equus carmemere" del 2004, dall'incredibile rapporto qualità prezzo (9 euro) che si rivelerà una felice scelta e che col passare del tempo migliorarerà decisamente (potere dell'ossigeno).
Continuiamo con strascinati con porcini, pomodoro fresco e finocchietto selvatico, i porcini non sono più al massimo oramai ma il piatto è gustoso ed originale. Originale in quanto a margine c'è una quenelle di pecorino che a seconda del gusto personale si può unire agli altri ingredienti.
Una delle cose che devo riconoscere in assoluto a questo locale è la varietà e la maestria nel trattare le carni. Anche questa volta tre piatti da leccarsi i baffi: ottimo maialino casertano in crosta di semi di sesamo, seguito da una superba fiorentina di Marchigiana e per finire un'insolita, ma gustosa, faraona farcita con fichi e foie gras. Tra vecchi ricordi (frequento questo locale da quando ero fidanzato ed il prossimo luglio festeggeremo 14 anni di matrimonio) e progetti per il futuro ci gustiamo delle sorbe con miele e semi di lavanda. Ma questo è solo il passaggio versi gli ottimi dessert: pera farcita di ricotta, cioccolato e bucce d'arancia candita su ristretto al marsala (slurp) e mango brulé.
Peppone decide lui per il distillato ed anche questa volta riesce a sorprendermi: grappa di barolo, Marolo (25 anni d'invecchiamento) , semplicemente sublime!!!
Il conto? Una sorpresa in positivo.
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